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Tre itinerari per scoprire la Città di Pontremoli

“Cuore” della Città sono le Piazze all'ombra del Campanone e da qui proponiamo tre itinerari che permetteranno di assaporare la storia di questa antica Città “di pietra”, definita da Carlo V “ nobile et celebre oppidum ”.

 

I° itinerario

Partendo dalla Piazza di sopra (oggi Piazza Duomo) ci addentriamo nell'antico Sommoborgo dove si possono riconoscere le cosiddette case-torri, residenze medievali degli abitanti del borgo ( burgenses ). In una di esse, accanto ai locali dell'ottocentesca farmacia Cappellini, si può vedere la piccola lapide in arenaria che ricorda l'incendio di Pontremoli del 1495 ad opera degli svizzeri di Carlo VIII, nei giorni precedenti la famosa battaglia di Fornovo.

Entriamo in uno dei surcheti , i caratteristici vicoli del Piagnaro , rione che conserva ancora intatta la struttura urbanistica medievale. Ci troviamo così nella parte più antica di Pontremoli caratterizzata dal grigio della pietra, da un volo di archetti di contro-spinta che servono a sostenere le alte facciate delle case, da angoli nascosti e silenziosi che affascinano e rendono gradevole la salita. Il termine Piagnaro deriverebbe dalla presenza in loco di una cava di arenaria dalla quale venivano estratte sottili lastre di pietra dette piagne , che sono state utilizzate per secoli come copertura delle abitazioni.

Si giunge così al Castello del Piagnaro , sorto in questo punto strategico a tutela dei passi appenninici e intorno al quale si formò il primo nucleo dell' oppidum medievale. E' probabile che la prima fortificazione eretta, una semplice torre, risalga alla prima metà del X secolo; tuttavia nella sua storia millenaria frequenti sono state le distruzioni e le conseguenti ricostruzioni. Logica conseguenza di tutto ciò è l'aspetto attuale del castello, ripetutamente modificato, ampliato e trasformato attraverso gli interventi dei pontremolesi, che, comunque, hanno sempre mantenuto efficiente la funzione militare della fortificazione, fino alla fine del XVIII secolo. Il castello, da sede di Governatori militari nel periodo delle dominazioni milanese-spagnolo, diventò caserma di soldati fino ai primi anni del Regno d'Italia, quando fu ridotto ad abitazione di famiglie non abbienti e sede di scuola elementare.

Questa importante fortificazione, ormai quasi completamente restaurata, ospita una foresteria dotata di 40 posti letto e può ospitare, su richiesta, manifestazioni, fiere, rassegne e mostre; inoltre, dal 1975, è sede del Museo delle Statue Stele “ Cesare Augusto Ambrosi” .

Le Statue Stele sono sculture antropomorfe che rappresentano la testimonianza più importante della preistoria lunigianese e si inseriscono nel più ampio fenomeno della statuaria megalitica europea.

Le statue stele conservate nel museo coprono un arco cronologico che va dall'Età del bronzo fino alla romanizzazione. Il significato, le finalità e la cronologia di tali reperti rappresentano ancora una questione aperta, mancando a tutt'oggi elementi determinanti che possano permettere di comprenderli. I soggetti rappresentati possono avere caratteristiche femminili, maschili, oppure non presentare alcun elemento determinante.

Questi particolari menhirs sono stati classificati dagli studiosi del settore in tre gruppi secondo la diversa tipologia e datazione:

Gruppo A – Sono i più antichi; la testa è incassata nel tronco, essenziali nei tratti somatici: quelli maschili sono caratterizzate da armi molto primitive e quelli femminili da seni stilizzati in dischetti.

Gruppo B – La testa è distaccata dal tronco ed assume quella caratteristica forma di mezzaluna; maggior realismo nei particolari anatomici e negli ornamenti .

Gruppo C – La figura è concepita a tutto tondo così che la statua-stele tende a divenire una vera e propria statua.

Ai piedi del Piagnaro si stendono le parrocchie di San Nicolò e di San Geminiano che ogni anno si confrontano con la spettacolare gara dei falò , attraverso la quale fanno rivivere la rivalità tra Guelfi e Ghibellini che tanto travagliò Pontremoli nel medioevo. Per raggiungerle discendiamo dal colle del Piagnaro e raggiungiamo Porta Parma o di Sommoborgo che costituisce l'accesso settentrionale della Città. Questa costruzione, nelle forme attuali, risale ai primi anni del XVII secolo, quando venne riedificata per volontà del re Filippo III, come testimonia la targa marmorea collocata sopra l'arco di accesso. Qui si può notare anche lo stemma del Comune di Pontremoli, presente in origine su ogni porta del borgo.

Proseguendo verso l'esterno della Città lungo la statale della Cisa e passando davanti alla Chiesa della Madonna della Fonte , di cui rimane la sola facciata, e all'ospedale vecchio, un tempo sede del Convento dei Carmelitani, si raggiunge l'antica Chiesa di S. Giorgio . Questa, splendido esempio di romanico lombardo, era posta fuori del borgo, dipendeva dall'Abbazia benedettina dei S.S. Salvatore e Benedetto di Leno ed è ricordata per la prima volta in un documento del 1078. Da notare l'abside perfettamente conservata, mentre dell'aula rimangono solo le mura perimetrali.

Rientrando nel borgo dalla stessa Porta Parma percorriamo, all'ombra di antiche case-torri, il vecchio tracciato della Via Francigena e possiamo ammirare i bei portali vegliati dai misteriosi facion . Molti di questi edifici, in epoca rinascimentale e barocca, sono stati abbassati e riadattati a dimore signorili: vicino alla chiesa di San Nicolò è collocato il Palazzo di Sforzino Sforza , signore di Pontremoli: questo è un bell'esempio di edificio rinascimentale caratterizzato da facciata a bugnato liscio di sapore lombardo con portale incorniciato da colonne che reggono un architrave decorato ad ovuli. Ai piani superiori eleganti finestre ad arco danno luce alla facciata. Lungo la stessa via si trovano diversi palazzi sei-settecenteschi : Camisani, Caimi, Zucchi Castellini e Ricci Armani. Il Palazzo Zucchi Castellini , fatto costruire agli inizi del '700, presenta una facciata di gusto neoclassico e, all'interno, preziosi affreschi di Nicolò Contestabili, stucchi della bottega dei Portugalli e pregevoli camini in marmo di Carrara. Il Palazzo Ricci Armani è caratterizzato dalla facciata ricca di decorazioni rococò; al di sopra del portale una lapide reca la scritta 1781 e il motto della casata Aedifica quasi semper victurus vive quasi statim moriturus . Un ricco e voluttuoso cancello chiude il cortile principale.

La Chiesa di San Nicolò , in origine cella benedettina dedicata a S. Alessandro, è considerata la prima chiesa parrocchiale di Pontremoli. Fu ristrutturata nel XVII secolo, ma il suo esterno conserva ancora le tracce dell'edificio medievale. Sul portale bronzeo, realizzato nel 1966, sono raffigurati gli episodi salienti della storia della Città. All'interno si può ammirare, sull'altare maggiore, il Cristo Nero – lasciato, secondo un'antica tradizione, da un misterioso pellegrino ospitato nel rione -, la statua lignea secentesca della Madonna del Carmine (proveniente dal soppresso Convento carmelitano) e la pala settecentesca di Giuseppe Bottani raffigurante il Transito di S. Francesco Saverio .

Proseguendo lungo la via, sulla destra, è situata l'odierna casa Necchi già sede del prestigioso Albergo del Pavone . Nella facciata di stile neoclassico si apre un ampio portale squadrato così ideato per consentire alle carrozze e alla diligenza della posta di entrare. Qui Maria Luigia e Carlo III di Borbone soggiornarono più volte. Dal balconcino sopra l'entrata tenne un breve discorso Vincenzo Gioberti nel maggio del 1848.

Proprio di fronte all'Albergo del Pavone ecco la Chiesa di San Geminiano in origine cappella privata appartenente alla consorteria degli Adalberti, che fu donata nel 1095 ai Canonici di Luni. Completamente ristrutturata tra il 1670 e il 1688 conserva al di sotto del pavimento un ampio vano, forse la cripta della chiesa medievale. Di notevole interesse sono il tondo in arenaria che raffigura il Cristo Benedicente “ reliquia” dell'antica chiesa, la statua lignea secentesca raffigurante il Cristo che va al Calvario del piacentino G. Setti detto il Romano. Ultimamente è stato restaurato un quadro settecentesco rappresentante una sacra conversazione con in primo piano S. Geminiano che intercede per Pontremoli in pericolo per una terribile piena.

 

II° itinerario

Ci troviamo nella Piazza di sopra davanti alla bianca facciata del Duomo edificato sull'area in cui sorgeva il piccolo Oratorio di S. Maria di piazza di proprietà dei Cavalieri di Malta. I lavori di costruzione iniziarono nel 1636 in adempimento del voto fatto alla Madonna del Popolo, il 7 luglio 1630, per scongiurare la peste di manzoniana memoria. L'edificio, progettato dal cremonese Alessandro Capra, presenta una pianta a croce latina con navata centrale e ariosa cupola. Fu aperto al pubblico nel 1687, anche se i lavori continuarono nei secoli successivi (la facciata, progettata dal fiorentino V. Micheli, fu completata nel XIX secolo). Nel 1721 divenne "Insigne Collegiata" e, nel 1787, Cattedrale della Diocesi di Pontremoli. L'interno, ricco di stucchi, è rischiarato da uno scenografico impianto d'illuminazione alla “ ligure ” ed abbellito da numerosi altari laterali e confessionali in marmi policromi. Arricchiscono il presbiterio ed i transetti alcune grandi tele, raffiguranti alcuni episodi della vita della B.V. Maria e opera di importanti artisti del XVII e XVIII secolo: nel presbiterio La Visitazione di V. Meucci, La Natività di G.D. Ferretti, Lo Sposalizio di G. Peroni, L'Assunzione di G. Bottani; nel transetto di sinistra La Deposizione di G. Collignon, in quello di destra L'Adorazione dei Magi di D. Corvi e La Presentazione al Tempio di J. Berger. Da sottolineare, nel transetto di sinistra, il quadro di G. B. Tempesti che rappresenta il Voto della Comunità pontremolese alla Madonna del Popolo, voto che viene rinnovato il 2 luglio di ogni anno e che culmina con la solenne processione nel pomeriggio. Al centro del presbiterio, in una nicchia dorata, l'immagine della Madonna del Popolo, statua lignea romanica vestita alla foggia secentesca. Nelle solennità l'altare maggiore viene rivestito con un parato in argento sbalzato e rame dorato, fine opera del secolo XVIII.

Di fronte al Duomo si trova il settecentesco Palazzo Vescovile il cui salone di rappresentanza custodisce i ritratti dei vescovi della Diocesi di Pontremoli.

Le due Piazze sono controllate dal Campanone , oggi simbolo della Città e in origine torre centrale della cortina di Cazzaguerra , cortina fatta costruire, dividendo l'antica unica grande piazza, da Castruccio Castracani degli Antelminelli nel 1322 per tenere separate le due fazioni rivali dei Guelfi e dei Ghibellini. Nel 1578 la torre fu trasformata in campanile dotandola della cella campanaria sormontata da un' elegante costruzione modellata sulle linee del tempietto marmoreo del vicino santuario della SS. Annunziata.

Dalla piazza di sopra, attraverso un vicolo sinuoso e stretto, si giunge al Ponte della Cresa o Ponte di San Francesco di sopra dalla caratteristica struttura “a schiena d'asino”, il quale costituiva il tramite tra l'antico Sommoborgo e il “donnicato” di Verdeno.

Passato il ponte costeggiamo il torrente Verde: proseguendo a destra si arriva alla settecentesca Villa Dosi , splendida testimonianza del “Barocco pontremolese”, invece proseguendo a sinistra si raggiunge la Chiesa di San Francesco extra moenia (oggi parrocchia dei S.S. Giovanni e Colombano) e il Convento omonimo (sede del Seminario Vescovile, del suo prestigioso Liceo Classico e della Biblioteca nazionale Serra).

Il complesso conventuale, secondo la tradizione, sarebbe stato costruito in seguito al passaggio da Pontremoli del Santo nel 1219. Il campanile trecentesco, dalle caratteristiche trifore, conserva una campana datata 1311. In questa chiesa le principali famiglie pontremolesi ebbero la loro sepoltura, come testimoniano le numerose lastre tombali, un tempo poste sul pavimento e che oggi sono conservate nel vestibolo. Dell'originario impianto medievale non rimane quasi nulla poiché la chiesa ha subito due grandi interventi di ristrutturazione: il primo sulla fine del XV sec. a spese del Comune; il secondo nel Settecento su iniziativa di Padre B. Armanetti. Nel 1741 alla facciata veniva addossato il grazioso pronao in pietra progettato da G.B. Natali. L'interno, a tre navate, è caratterizzato dagli stucchi realizzati nel '700 dalla bottega ticinese dei Portugalli e conserva molte opere d'arte, tra cui il bassorilievo quattrocentesco di Agostino di Duccio raffigurante la Madonna col Bambino , il Coro ligneo realizzato da Luchino da Parma, l' Estasi di S. Francesco di G.B. Cignaroli e la Crocifissione di Guido Reni. In una delle due cappelle affrescate da F. Natali è conservato il cinquecentesco busto reliquiario di una delle compagne di S. Orsola. Nel 1783 il Convento fu soppresso e, al momento dell'erezione della Diocesi pontremolese, fu trasformato in Seminario Vescovile e venne dotato di una ricca Biblioteca. In seguito alla demolizione della chiesa dei S.S. Giovanni e Colombano, nel 1913, l'omonima parrocchia fu trasferita in S. Francesco, che è stata, così, ulteriormente arricchita di altre opere d'arte, tra cui la tela della Beata Vergine di Caravaggio di G. Bottani.

Proseguendo lungo il torrente si giunge al trecentesco Ponte di S. Francesco di Sotto , costruito alla confluenza tra il torrente Verde e il fiume Magra e ristrutturato nel ‘500. Esso è detto popolarmente “Ponte dello stemma” perché ricorda, insieme alla Torre dei Serrati o “del Casotto” , lo stemma della Città. Dalla porta sorvegliata da questa torre si entra nell' Imoborgo dove si susseguono, nelle odierne via Cavour e via Ricci Armani, eleganti palazzi, tra cui il quattrocentesco Palazzo Noceti , il Palazzo Malaspina , il settecentesco Palazzo Dosi oggi Magnavacca , affrescato da G. B. Natali, G. Galeotti e A. Contestabili, e la casa-torre Trincadini .

Si torna così nella Piazza di sotto (oggi Piazza della Repubblica) su cui si affacciano: il Palazzo Comunale, il Palazzo del Tribunale sormontato dall'ottocentesco stemma dei Lorena, il Palazzo Pavesi e il Palazzo Bocconi.

La sala di rappresentanza del Palazzo Comunale è impreziosita da diversi quadri tra cui la Crocifissione con San Geminiano, tela che un tempo era posta nella sala del “Consiglio Generale” (antica magistratura dell'ordinamento pontremolese). Il palazzo ha ospitato, nel corso dei secoli Imperatori, Re e anche papa Paolo III. Il Palazzo Bocconi , detto Cà di Piazza, è stato costruito dalla famiglia Venturini all'inizio del XVII secolo utilizzando e accorpando edifici alto medioevali tra i quali l'antica chiesa di S. Giovanni. Nel cortile interno, animato da colonne in pietra che sostengono archi a tutto tondo, si trova una Statua Stele. Il Palazzo Pavesi , costruito tra il 1734-43 su progetto di G.B. Natali, risulta essere il palazzo nobiliare più grande della città con le sue 100 stanze disposte su tre piani. Due sono gli ingressi che immettono nei cortili lastricati e dotati di pozzo. L'interno è affrescato da G. B. Natali e A. Contestabili. La facciata sul Verde è caratterizzata da due piccoli balconi e da una loggia scoperta che guarda al giardino sottostante.

 

III° itinerario

Dalla Piazza di sotto , passando per via Ricci Armani e attraverso il Ponte Nuovo , oggi chiamato dei “quattro Santi”, si giunge ai giardinetti che affiancano il Teatro della Rosa. Da qui si può salire alla Chiesa e Convento dei Cappuccini , costruiti alla metà del ‘600 e situati su un poggio sovrastante la ferrovia, da dove si gode una bella visione della Città . Giunti a Pontremoli nel 1578, i Padri Cappuccini ebbero il loro primo convento fuori della Porta di San Pietro, nella zona di S. Lazzaro. All'interno della chiesa, consacrata nel 1664, si trovano, sopra l'altare maggiore, la tela di Jacopo Ligozzi raffigurante la Vergine e Santi e, alle pareti laterali, alcune tele del '600/'700, tra cui quella della Vergine e S. Felice di Domenico Fiasella, detto "il Sarzana". Dai “Cappuccini”, chi lo desidera può compiere un'escursione attraverso dolci declivi e così raggiungere i paesi di Arzengio e Ceretoli da cui si può godere una bella vista di Pontremoli e della vallata.

Il Teatro dell'Accademia della Rosa , dal significativo motto “ Pungit et delectat ”, edificato nel 1739 da 25 famiglie nobili pontremolesi e inaugurato nel 1772 con i festeggiamenti di Carnevale, costituisce un tipico esempio di teatro settecentesco e risulta il più antico della Provincia apuana. Negli ultimi anni il Teatro e le sue Stanze sono stati oggetto di accurati restauri e ora ospitano una ricca stagione teatrale e altre manifestazioni culturali.

Uscendo dal teatro ci appare la Torre di Castelnuovo . Essa faceva parte, insieme al Castello del Piagnaro e alla Fortezza di Cazzaguerra, del sistema difensivo del borgo ed era posta a sentinella del ponte che aveva sostituito l'originario guado.

Accanto alla Torre e unito ad essa attraverso un'antica porta ogivale è situato l' Oratorio di Nostra Donna. Eretto, su progetto di G.B. Natali, sulle fondamenta del cinquecentesco Oratorio di S. Maria del Ponte distrutto, nel 1732, da una piena del fiume Magra. Terminato nel 1738 è caratterizzato da pianta ellittica e risulta il "frutto" più bello del “Barocco pontremolese”. All'interno si è affascinati dalle quadrature di G.B. Natali e del padre Francesco che morì durante i lavori, dagli affreschi di Sebastiano Galeotti, dai quattro altari impreziositi da quadri settecenteschi, tra cui l' Immacolata e il S. Carlo Borromeo di A. Gherardini, nonché dall'altare maggiore in marmo bianco di Carrara sovrastato da una nicchia al cui interno è posta la statua della Beata Vergine vestita in abiti settecenteschi.

Appena sopra è la Chiesa di Santa Cristina citata per la prima volta nel 1252 anche se di origine anteriore. Il presbiterio è affrescato da A. Contestabili e nelle navate laterali sono custoditi begli altari marmorei e la tela della Trasfigurazione di A. Gherardini.

Scendendo il vicolo di Santa Cristina proseguiamo sotto lo sguardo di vari palazzi barocchi, tra cui Palazzo Petrucci riconoscibile dalle statue michelangiolesche della facciata, Palazzo Negri dal fantastico giardino, Palazzo Damiani affrescato da N. Contestabili e Palazzo Malaspina , di stile neoclassico, costruito da Luigi Malaspina, ultimo marchese di Mulazzo. Decorato dai fantasiosi stucchi di P. Portugalli, questo edificio oggi è sede della Biblioteca Comunale “C. Cimati”, dell'Unitrè e della Biblioteca Nazionale Lions; sulla sua facciata spicca un cartiglio in cui è scritto il seguente motto “ Non dir di me se di te non sai, pensa di te che di me dirai” .

Due chiese si incontrano lungo questo tratto di strada: prima la Chiesa di San Giacomo del Campo , un tempo sede parrocchiale e oggi sede della Venerabile Confraternita della Misericordia, (la denominazione "del Campo" deriverebbe dalla famosa meta dei pellegrinaggi medievali San Jacopo de Campostela); poi il Monastero e la Chiesa di San Giacomo d'Altopascio che sorgono nel luogo in cui nel medioevo era l' hospitale dei Cavalieri del Tau d'Altopascio. L'edificio , nel 1508, venne trasformato in Monastero per monache agostiniane di clausura e, nel 1785, diventò Conservatorio femminile. La chiesa attuale, consacrata nel 1641, conserva, sull'altare maggiore, la pala di G. Bottani raffigurante l' Ascensione di Nostro Signore , mentre agli altari laterali, l'affresco della Madonna del Perpetuo Soccorso e una tela della Madonna con Bambino e Santi di scuola senese. Gli affreschi a quadratura sono opera di A. Contestabili.

Al termine del borgo è posta la Chiesa di S. Pietro edificata ex-novo nel luogo dove sorgeva l'antica prioria benedettina di S. Pietro de Conflentu , poi sede estiva del Vescovo di Bugnato, e distrutta nel 1944 dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. All'interno della chiesa è conservata una lastra in arenaria su cui è scolpito il labirinto sovrastato dalle figure enigmatiche di due cavalieri, risalente probabilmente al XII sec., testimonianza del passaggio dei pellegrini.

Continuando lungo la statale della Cisa, direzione La Spezia, prima di giungere al Borgo della SS. Annunziata , s'incontra la Chiesa dei S.S. Martino e Lazzaro, piccola chiesa romanica, posta presso il Groppus de Tabernula , guado medioevale lungo la Via Romea. L'intitolazione a S. Lazzaro deriva dal vicino lazzaretto medievale che era gestito dal Comune. Nel 1878, per allargare la strada, la chiesa fu ridimensionata, smontando e arretrando la facciata.

Proseguendo si giunge alla Chiesa e Convento della SS. Annunziata , complesso conventuale che ha il suo fulcro in un affresco quattrocentesco rappresentante l' Annunciazione presso il quale la Madonna è apparsa più volte ad una pastorella nel dicembre del 1470. Nell'anno successivo, visto il concorso di fedeli, il medico pontremolese Princivalle Villani fece costruire una cappella attorno all'originario tabernacolo. Nel 1474 il Consiglio Generale di Pontremoli, con l'approvazione del duca Galeazzo Maria Sforza, deliberò la costruzione di un convento da affidarsi agli Agostiniani. Nella costruzione del complesso si avvicendarono il maestro Biagio da Firenze, a cui si deve l'impostazione di stile rinascimentale, e il maestro Martino da Lugano, che vi ha sovrapposto la propria opera ancora legata allo stile gotico. I lavori principali vennero eseguiti tra il 1474 e il 1480, ma continuarono anche negli anni seguenti e, solo nel 1524, la chiesa venne consacrata dal Vescovo di Bugnato. La facciata fu ultimata nel 1558.

La chiesa è a una sola navata con abside rialzata e due ampie cappelle laterali. Al centro del grande vano è collocato, quale “custode” della venerata effigie, un tempietto marmoreo ottagonale realizzato tra il 1524 e il 1527 e attribuito tradizionalmente a J. Sansovino, anche se la critica più recente dubita dell'intervento diretto del Maestro. All'interno del tempietto, sopra l'altare, la pala dell' Adorazione dei Magi di L. Cambiaso, a cui appartengono gli affreschi esterni e anche la lunetta con il Padre Eterno benedicente , oggi posta sulla porta della sacrestia. Quest'ultima, a cui si accede attraverso un piccolo vestibolo, risulta una spettacolare opera secentesca di falegnameria eseguita da frate Francesco Battaglia da Mignegno. Tra gli altri tesori che si possono contemplare in questa chiesa ricordiamo le quadrature di F. Natali e la cancellata quattrocentesca, in ferro battuto, della cappella di S. Nicola da Tolentino, il polittico della Madonna in trono ed Evangelisti di scuola genovese del '400 e la tela della Madonna e Santi di B. Tisi detto “il Garofalo”. Da non dimenticare i due chiostri rinascimentali del Convento (oggi sede dell'Archivio di Stato e della Fondazione “Città del libro”), la Sala Capitolare e il refettorio con l'affresco cinquecentesco della Crocifissione nel cui fondale è riconoscibile il borgo pontremolese.

 

 

Testo di Sara Bertocchi e Paolo Lapi della Biblioteca Comunale “C. Cimati”

 

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