Tre itinerari per scoprire la Città di
Pontremoli
“Cuore” della Città sono le Piazze all'ombra
del Campanone e da qui proponiamo tre itinerari che permetteranno
di assaporare la storia di questa antica Città “di
pietra”, definita da Carlo V “ nobile et celebre oppidum ”.
I° itinerario
Partendo dalla Piazza di sopra (oggi
Piazza Duomo) ci addentriamo nell'antico Sommoborgo dove
si possono riconoscere le cosiddette case-torri, residenze
medievali degli abitanti del borgo ( burgenses ).
In una di esse, accanto ai locali dell'ottocentesca farmacia
Cappellini, si può vedere la piccola lapide in arenaria
che ricorda l'incendio di Pontremoli del 1495 ad opera degli
svizzeri di Carlo VIII, nei giorni precedenti la famosa battaglia
di Fornovo.
Entriamo in uno dei surcheti , i caratteristici
vicoli del Piagnaro , rione che conserva
ancora intatta la struttura urbanistica medievale. Ci troviamo
così nella parte più antica di Pontremoli caratterizzata
dal grigio della pietra, da un volo di archetti di contro-spinta
che servono a sostenere le alte facciate delle case, da angoli
nascosti e silenziosi che affascinano e rendono gradevole
la salita. Il termine Piagnaro deriverebbe dalla presenza
in loco di una cava di arenaria dalla quale venivano estratte
sottili lastre di pietra dette piagne , che sono
state utilizzate per secoli come copertura delle abitazioni.
Si giunge così al Castello del Piagnaro ,
sorto in questo punto strategico a tutela dei passi appenninici
e intorno al quale si formò il primo nucleo dell' oppidum medievale.
E' probabile che la prima fortificazione eretta, una semplice
torre, risalga alla prima metà del X secolo; tuttavia
nella sua storia millenaria frequenti sono state le distruzioni
e le conseguenti ricostruzioni. Logica conseguenza di tutto
ciò è l'aspetto attuale del castello, ripetutamente
modificato, ampliato e trasformato attraverso gli interventi
dei pontremolesi, che, comunque, hanno sempre mantenuto efficiente
la funzione militare della fortificazione, fino alla fine
del XVIII secolo. Il castello, da sede di Governatori militari
nel periodo delle dominazioni milanese-spagnolo, diventò caserma
di soldati fino ai primi anni del Regno d'Italia, quando
fu ridotto ad abitazione di famiglie non abbienti e sede
di scuola elementare.
Questa importante fortificazione, ormai quasi completamente
restaurata, ospita una foresteria dotata di 40 posti letto
e può ospitare, su richiesta, manifestazioni, fiere,
rassegne e mostre; inoltre, dal 1975, è sede del Museo
delle Statue Stele “ Cesare Augusto Ambrosi” .
Le Statue Stele sono sculture antropomorfe che
rappresentano la testimonianza più importante della
preistoria lunigianese e si inseriscono nel più ampio
fenomeno della statuaria megalitica europea.
Le statue stele conservate nel museo coprono un arco cronologico
che va dall'Età del bronzo fino alla romanizzazione.
Il significato, le finalità e la cronologia di tali
reperti rappresentano ancora una questione aperta, mancando
a tutt'oggi elementi determinanti che possano permettere
di comprenderli. I soggetti rappresentati possono avere caratteristiche
femminili, maschili, oppure non presentare alcun elemento
determinante.
Questi particolari menhirs sono stati classificati dagli
studiosi del settore in tre gruppi secondo la diversa tipologia
e datazione:
Gruppo A – Sono i più antichi; la testa è incassata
nel tronco, essenziali nei tratti somatici: quelli maschili
sono caratterizzate da armi molto primitive e quelli femminili
da seni stilizzati in dischetti.
Gruppo B – La testa è distaccata dal tronco ed assume
quella caratteristica forma di mezzaluna; maggior realismo
nei particolari anatomici e negli ornamenti .
Gruppo C – La figura è concepita a tutto tondo così che
la statua-stele tende a divenire una vera e propria statua.
Ai piedi del Piagnaro si stendono le parrocchie di San Nicolò e
di San Geminiano che ogni anno si confrontano con la spettacolare
gara dei falò , attraverso la quale fanno
rivivere la rivalità tra Guelfi e Ghibellini che tanto
travagliò Pontremoli nel medioevo. Per raggiungerle
discendiamo dal colle del Piagnaro e raggiungiamo Porta
Parma o di Sommoborgo che costituisce l'accesso
settentrionale della Città. Questa costruzione, nelle
forme attuali, risale ai primi anni del XVII secolo, quando
venne riedificata per volontà del re Filippo III,
come testimonia la targa marmorea collocata sopra l'arco
di accesso. Qui si può notare anche lo stemma del
Comune di Pontremoli, presente in origine su ogni porta del
borgo.
Proseguendo verso l'esterno della Città lungo la
statale della Cisa e passando davanti alla Chiesa
della Madonna della Fonte , di cui rimane la sola
facciata, e all'ospedale vecchio, un tempo sede del Convento
dei Carmelitani, si raggiunge l'antica Chiesa di
S. Giorgio . Questa, splendido esempio di romanico
lombardo, era posta fuori del borgo, dipendeva dall'Abbazia
benedettina dei S.S. Salvatore e Benedetto di Leno ed è ricordata
per la prima volta in un documento del 1078. Da notare l'abside
perfettamente conservata, mentre dell'aula rimangono solo
le mura perimetrali.
Rientrando nel borgo dalla stessa Porta Parma percorriamo,
all'ombra di antiche case-torri, il vecchio tracciato della
Via Francigena e possiamo ammirare i bei portali vegliati
dai misteriosi facion . Molti di questi edifici,
in epoca rinascimentale e barocca, sono stati abbassati e
riadattati a dimore signorili: vicino alla chiesa di San
Nicolò è collocato il Palazzo di Sforzino
Sforza , signore di Pontremoli: questo è un
bell'esempio di edificio rinascimentale caratterizzato da
facciata a bugnato liscio di sapore lombardo con portale
incorniciato da colonne che reggono un architrave decorato
ad ovuli. Ai piani superiori eleganti finestre ad arco danno
luce alla facciata. Lungo la stessa via si trovano diversi palazzi
sei-settecenteschi : Camisani, Caimi, Zucchi Castellini
e Ricci Armani. Il Palazzo Zucchi Castellini ,
fatto costruire agli inizi del '700, presenta una facciata
di gusto neoclassico e, all'interno, preziosi affreschi di
Nicolò Contestabili, stucchi della bottega dei Portugalli
e pregevoli camini in marmo di Carrara. Il Palazzo
Ricci Armani è caratterizzato dalla facciata ricca
di decorazioni rococò; al di sopra del portale una
lapide reca la scritta 1781 e il motto della casata Aedifica quasi
semper victurus vive quasi statim moriturus . Un ricco
e voluttuoso cancello chiude il cortile principale.
La Chiesa di San Nicolò , in origine
cella benedettina dedicata a S. Alessandro, è considerata
la prima chiesa parrocchiale di Pontremoli. Fu ristrutturata
nel XVII secolo, ma il suo esterno conserva ancora le tracce
dell'edificio medievale. Sul portale bronzeo, realizzato
nel 1966, sono raffigurati gli episodi salienti della storia
della Città. All'interno si può ammirare, sull'altare
maggiore, il Cristo Nero – lasciato, secondo un'antica
tradizione, da un misterioso pellegrino ospitato nel rione
-, la statua lignea secentesca della Madonna del Carmine
(proveniente dal soppresso Convento carmelitano) e la pala
settecentesca di Giuseppe Bottani raffigurante il Transito
di S. Francesco Saverio .
Proseguendo lungo la via, sulla destra, è situata
l'odierna casa Necchi già sede del prestigioso Albergo
del Pavone . Nella facciata di stile neoclassico
si apre un ampio portale squadrato così ideato per
consentire alle carrozze e alla diligenza della posta di
entrare. Qui Maria Luigia e Carlo III di Borbone soggiornarono
più volte. Dal balconcino sopra l'entrata tenne un
breve discorso Vincenzo Gioberti nel maggio del 1848.
Proprio di fronte all'Albergo del Pavone ecco la Chiesa
di San Geminiano in origine cappella privata
appartenente alla consorteria degli Adalberti, che fu donata
nel 1095 ai Canonici di Luni. Completamente ristrutturata
tra il 1670 e il 1688 conserva al di sotto del pavimento
un ampio vano, forse la cripta della chiesa medievale.
Di notevole interesse sono il tondo in arenaria che raffigura
il Cristo Benedicente “ reliquia” dell'antica
chiesa, la statua lignea secentesca raffigurante il Cristo
che va al Calvario del piacentino G. Setti detto il
Romano. Ultimamente è stato restaurato un quadro
settecentesco rappresentante una sacra conversazione con
in primo piano S. Geminiano che intercede per Pontremoli
in pericolo per una terribile piena.
II° itinerario
Ci troviamo nella Piazza di sopra davanti
alla bianca facciata del Duomo edificato
sull'area in cui sorgeva il piccolo Oratorio di S. Maria
di piazza di proprietà dei Cavalieri di Malta.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1636 in adempimento
del voto fatto alla Madonna del Popolo, il 7 luglio 1630,
per scongiurare la peste di manzoniana memoria. L'edificio,
progettato dal cremonese Alessandro Capra, presenta una pianta
a croce latina con navata centrale e ariosa cupola. Fu aperto
al pubblico nel 1687, anche se i lavori continuarono nei
secoli successivi (la facciata, progettata dal fiorentino
V. Micheli, fu completata nel XIX secolo). Nel 1721 divenne "Insigne
Collegiata" e, nel 1787, Cattedrale della Diocesi di
Pontremoli. L'interno, ricco di stucchi, è rischiarato
da uno scenografico impianto d'illuminazione alla “ ligure ” ed
abbellito da numerosi altari laterali e confessionali in
marmi policromi. Arricchiscono il presbiterio ed i transetti
alcune grandi tele, raffiguranti alcuni episodi della vita
della B.V. Maria e opera di importanti artisti del XVII e
XVIII secolo: nel presbiterio La Visitazione di
V. Meucci, La Natività di G.D. Ferretti, Lo
Sposalizio di G. Peroni, L'Assunzione di
G. Bottani; nel transetto di sinistra La Deposizione di
G. Collignon, in quello di destra L'Adorazione dei Magi di
D. Corvi e La Presentazione al Tempio di J. Berger.
Da sottolineare, nel transetto di sinistra, il quadro di
G. B. Tempesti che rappresenta il Voto della Comunità pontremolese
alla Madonna del Popolo, voto che viene rinnovato
il 2 luglio di ogni anno e che culmina con la solenne processione
nel pomeriggio. Al centro del presbiterio, in una nicchia
dorata, l'immagine della Madonna del Popolo, statua lignea
romanica vestita alla foggia secentesca. Nelle solennità l'altare
maggiore viene rivestito con un parato in argento sbalzato
e rame dorato, fine opera del secolo XVIII.
Di fronte al Duomo si trova il settecentesco Palazzo
Vescovile il cui salone di rappresentanza custodisce
i ritratti dei vescovi della Diocesi di Pontremoli.
Le due Piazze sono controllate dal Campanone ,
oggi simbolo della Città e in origine torre centrale
della cortina di Cazzaguerra , cortina fatta costruire,
dividendo l'antica unica grande piazza, da Castruccio Castracani
degli Antelminelli nel 1322 per tenere separate le due fazioni
rivali dei Guelfi e dei Ghibellini. Nel 1578 la torre fu
trasformata in campanile dotandola della cella campanaria
sormontata da un' elegante costruzione modellata sulle linee
del tempietto marmoreo del vicino santuario della SS. Annunziata.
Dalla piazza di sopra, attraverso un vicolo sinuoso e stretto,
si giunge al Ponte della Cresa o Ponte di San Francesco
di sopra dalla caratteristica struttura “a schiena
d'asino”, il quale costituiva il tramite tra l'antico Sommoborgo
e il “donnicato” di Verdeno.
Passato il ponte costeggiamo il torrente Verde: proseguendo
a destra si arriva alla settecentesca Villa Dosi ,
splendida testimonianza del “Barocco pontremolese”, invece
proseguendo a sinistra si raggiunge la Chiesa di
San Francesco extra moenia (oggi parrocchia
dei S.S. Giovanni e Colombano) e il Convento omonimo (sede
del Seminario Vescovile, del suo prestigioso Liceo Classico
e della Biblioteca nazionale Serra).
Il complesso conventuale, secondo la tradizione, sarebbe
stato costruito in seguito al passaggio da Pontremoli del
Santo nel 1219. Il campanile trecentesco, dalle caratteristiche
trifore, conserva una campana datata 1311. In questa chiesa
le principali famiglie pontremolesi ebbero la loro sepoltura,
come testimoniano le numerose lastre tombali, un tempo poste
sul pavimento e che oggi sono conservate nel vestibolo. Dell'originario
impianto medievale non rimane quasi nulla poiché la
chiesa ha subito due grandi interventi di ristrutturazione:
il primo sulla fine del XV sec. a spese del Comune; il secondo
nel Settecento su iniziativa di Padre B. Armanetti. Nel 1741
alla facciata veniva addossato il grazioso pronao in pietra
progettato da G.B. Natali. L'interno, a tre navate, è caratterizzato
dagli stucchi realizzati nel '700 dalla bottega ticinese
dei Portugalli e conserva molte opere d'arte, tra cui il
bassorilievo quattrocentesco di Agostino di Duccio raffigurante
la Madonna col Bambino , il Coro ligneo realizzato
da Luchino da Parma, l' Estasi di S. Francesco di
G.B. Cignaroli e la Crocifissione di Guido Reni.
In una delle due cappelle affrescate da F. Natali è conservato
il cinquecentesco busto reliquiario di una delle
compagne di S. Orsola. Nel 1783 il Convento fu soppresso
e, al momento dell'erezione della Diocesi pontremolese, fu
trasformato in Seminario Vescovile e venne dotato di una
ricca Biblioteca. In seguito alla demolizione della chiesa
dei S.S. Giovanni e Colombano, nel 1913, l'omonima parrocchia
fu trasferita in S. Francesco, che è stata, così,
ulteriormente arricchita di altre opere d'arte, tra cui la
tela della Beata Vergine di Caravaggio di G. Bottani.
Proseguendo lungo il torrente si giunge al trecentesco Ponte
di S. Francesco di Sotto , costruito alla confluenza
tra il torrente Verde e il fiume Magra e ristrutturato
nel ‘500. Esso è detto popolarmente “Ponte dello
stemma” perché ricorda, insieme alla Torre
dei Serrati o “del Casotto” , lo stemma della
Città. Dalla porta sorvegliata da questa torre si
entra nell' Imoborgo dove si susseguono,
nelle odierne via Cavour e via Ricci Armani, eleganti palazzi,
tra cui il quattrocentesco Palazzo Noceti ,
il Palazzo Malaspina , il settecentesco Palazzo
Dosi oggi Magnavacca , affrescato da G. B. Natali,
G. Galeotti e A. Contestabili, e la casa-torre
Trincadini .
Si torna così nella Piazza di sotto (oggi
Piazza della Repubblica) su cui si affacciano: il Palazzo
Comunale, il Palazzo del Tribunale sormontato
dall'ottocentesco stemma dei Lorena, il Palazzo Pavesi e
il Palazzo Bocconi.
La sala di rappresentanza del Palazzo Comunale è impreziosita
da diversi quadri tra cui la Crocifissione con
San Geminiano, tela che un tempo era posta nella sala del “Consiglio
Generale” (antica magistratura dell'ordinamento pontremolese).
Il palazzo ha ospitato, nel corso dei secoli Imperatori,
Re e anche papa Paolo III. Il Palazzo Bocconi ,
detto Cà di Piazza, è stato costruito dalla
famiglia Venturini all'inizio del XVII secolo utilizzando
e accorpando edifici alto medioevali tra i quali l'antica
chiesa di S. Giovanni. Nel cortile interno, animato da colonne
in pietra che sostengono archi a tutto tondo, si trova una
Statua Stele. Il Palazzo Pavesi , costruito
tra il 1734-43 su progetto di G.B. Natali, risulta essere
il palazzo nobiliare più grande della città con
le sue 100 stanze disposte su tre piani. Due sono gli ingressi
che immettono nei cortili lastricati e dotati di pozzo. L'interno è affrescato
da G. B. Natali e A. Contestabili. La facciata sul Verde è caratterizzata
da due piccoli balconi e da una loggia scoperta che guarda
al giardino sottostante.
III° itinerario
Dalla Piazza di sotto , passando per via
Ricci Armani e attraverso il Ponte Nuovo ,
oggi chiamato dei “quattro Santi”, si giunge ai giardinetti
che affiancano il Teatro della Rosa. Da qui si può salire
alla Chiesa e Convento dei Cappuccini ,
costruiti alla metà del ‘600 e situati su un poggio
sovrastante la ferrovia, da dove si gode una bella visione
della Città . Giunti a Pontremoli
nel 1578, i Padri Cappuccini ebbero il loro primo convento
fuori della Porta di San Pietro, nella zona di S. Lazzaro.
All'interno della chiesa, consacrata nel 1664, si trovano,
sopra l'altare maggiore, la tela di Jacopo Ligozzi raffigurante
la Vergine e Santi e, alle pareti laterali, alcune
tele del '600/'700, tra cui quella della Vergine e S.
Felice di Domenico Fiasella, detto "il Sarzana".
Dai “Cappuccini”, chi lo desidera può compiere un'escursione
attraverso dolci declivi e così raggiungere i paesi
di Arzengio e Ceretoli da
cui si può godere una bella vista di Pontremoli e
della vallata.
Il Teatro dell'Accademia della Rosa , dal
significativo motto “ Pungit et delectat ”, edificato
nel 1739 da 25 famiglie nobili pontremolesi e inaugurato
nel 1772 con i festeggiamenti di Carnevale, costituisce un
tipico esempio di teatro settecentesco e risulta il più antico
della Provincia apuana. Negli ultimi anni il Teatro e le
sue Stanze sono stati oggetto di accurati restauri e ora
ospitano una ricca stagione teatrale e altre manifestazioni
culturali.
Uscendo dal teatro ci appare la Torre di Castelnuovo .
Essa faceva parte, insieme al Castello del Piagnaro e alla
Fortezza di Cazzaguerra, del sistema difensivo del borgo
ed era posta a sentinella del ponte che aveva sostituito
l'originario guado.
Accanto alla Torre e unito ad essa attraverso un'antica
porta ogivale è situato l' Oratorio di Nostra
Donna. Eretto, su progetto di G.B. Natali, sulle
fondamenta del cinquecentesco Oratorio di S. Maria del
Ponte distrutto, nel 1732, da una piena del fiume Magra.
Terminato nel 1738 è caratterizzato da pianta ellittica
e risulta il "frutto" più bello del “Barocco
pontremolese”. All'interno si è affascinati dalle
quadrature di G.B. Natali e del padre Francesco che morì durante
i lavori, dagli affreschi di Sebastiano Galeotti, dai quattro
altari impreziositi da quadri settecenteschi, tra cui l' Immacolata e
il S. Carlo Borromeo di A. Gherardini, nonché dall'altare
maggiore in marmo bianco di Carrara sovrastato da una nicchia
al cui interno è posta la statua della Beata Vergine
vestita in abiti settecenteschi.
Appena sopra è la Chiesa di Santa Cristina citata
per la prima volta nel 1252 anche se di origine anteriore.
Il presbiterio è affrescato da A. Contestabili e nelle
navate laterali sono custoditi begli altari marmorei e la
tela della Trasfigurazione di A. Gherardini.
Scendendo il vicolo di Santa Cristina proseguiamo sotto
lo sguardo di vari palazzi barocchi, tra cui Palazzo
Petrucci riconoscibile dalle statue michelangiolesche
della facciata, Palazzo Negri dal fantastico
giardino, Palazzo Damiani affrescato da
N. Contestabili e Palazzo Malaspina , di
stile neoclassico, costruito da Luigi Malaspina, ultimo marchese
di Mulazzo. Decorato dai fantasiosi stucchi di P. Portugalli,
questo edificio oggi è sede della Biblioteca Comunale “C.
Cimati”, dell'Unitrè e della Biblioteca Nazionale
Lions; sulla sua facciata spicca un cartiglio in cui è scritto
il seguente motto “ Non dir di me se di te non sai, pensa
di te che di me dirai” .
Due chiese si incontrano lungo questo tratto di strada:
prima la Chiesa di San Giacomo del
Campo , un tempo sede parrocchiale e oggi sede della
Venerabile Confraternita della Misericordia, (la denominazione "del
Campo" deriverebbe dalla famosa meta dei pellegrinaggi
medievali San Jacopo de Campostela); poi il Monastero
e la Chiesa di San Giacomo d'Altopascio che sorgono
nel luogo in cui nel medioevo era l' hospitale dei
Cavalieri del Tau d'Altopascio. L'edificio , nel 1508, venne
trasformato in Monastero per monache agostiniane di clausura
e, nel 1785, diventò Conservatorio femminile. La chiesa
attuale, consacrata nel 1641, conserva, sull'altare maggiore,
la pala di G. Bottani raffigurante l' Ascensione di Nostro
Signore , mentre agli altari laterali, l'affresco della Madonna
del Perpetuo Soccorso e una tela della Madonna
con Bambino e Santi di scuola senese. Gli affreschi
a quadratura sono opera di A. Contestabili.
Al termine del borgo è posta la Chiesa di
S. Pietro edificata ex-novo nel luogo
dove sorgeva l'antica prioria benedettina di S. Pietro de
Conflentu , poi sede estiva del Vescovo di
Bugnato, e distrutta nel 1944 dai bombardamenti della Seconda
Guerra Mondiale. All'interno della chiesa è conservata
una lastra in arenaria su cui è scolpito il labirinto sovrastato
dalle figure enigmatiche di due cavalieri, risalente probabilmente
al XII sec., testimonianza del passaggio dei pellegrini.
Continuando lungo la statale della Cisa, direzione La Spezia,
prima di giungere al Borgo della SS. Annunziata ,
s'incontra la Chiesa dei S.S. Martino e Lazzaro, piccola
chiesa romanica, posta presso il Groppus de Tabernula ,
guado medioevale lungo la Via Romea. L'intitolazione a S.
Lazzaro deriva dal vicino lazzaretto medievale che era gestito
dal Comune. Nel 1878, per allargare la strada, la chiesa
fu ridimensionata, smontando e arretrando la facciata.
Proseguendo si giunge alla Chiesa e Convento della
SS. Annunziata , complesso conventuale che ha
il suo fulcro in un affresco quattrocentesco rappresentante
l' Annunciazione presso il quale la Madonna è apparsa
più volte ad una pastorella nel dicembre del 1470.
Nell'anno successivo, visto il concorso di fedeli, il medico
pontremolese Princivalle Villani fece costruire una cappella
attorno all'originario tabernacolo. Nel 1474 il Consiglio
Generale di Pontremoli, con l'approvazione del duca Galeazzo
Maria Sforza, deliberò la costruzione di un convento
da affidarsi agli Agostiniani. Nella costruzione del complesso
si avvicendarono il maestro Biagio da Firenze, a cui si
deve l'impostazione di stile rinascimentale, e il maestro
Martino da Lugano, che vi ha sovrapposto la propria opera
ancora legata allo stile gotico. I lavori principali vennero
eseguiti tra il 1474 e il 1480, ma continuarono anche negli
anni seguenti e, solo nel 1524, la chiesa venne consacrata
dal Vescovo di Bugnato. La facciata fu ultimata nel 1558.
La chiesa è a una sola navata con abside rialzata
e due ampie cappelle laterali. Al centro del grande vano è collocato,
quale “custode” della venerata effigie, un tempietto marmoreo
ottagonale realizzato tra il 1524 e il 1527 e attribuito
tradizionalmente a J. Sansovino, anche se la critica più recente
dubita dell'intervento diretto del Maestro. All'interno del
tempietto, sopra l'altare, la pala dell' Adorazione dei
Magi di L. Cambiaso, a cui appartengono gli affreschi
esterni e anche la lunetta con il Padre Eterno benedicente ,
oggi posta sulla porta della sacrestia. Quest'ultima, a cui
si accede attraverso un piccolo vestibolo, risulta una spettacolare
opera secentesca di falegnameria eseguita da frate Francesco
Battaglia da Mignegno. Tra gli altri tesori che si possono
contemplare in questa chiesa ricordiamo le quadrature di
F. Natali e la cancellata quattrocentesca, in ferro battuto,
della cappella di S. Nicola da Tolentino, il polittico della Madonna
in trono ed Evangelisti di scuola genovese del '400
e la tela della Madonna e Santi di B. Tisi detto “il
Garofalo”. Da non dimenticare i due chiostri rinascimentali
del Convento (oggi sede dell'Archivio di Stato e della Fondazione “Città del
libro”), la Sala Capitolare e il refettorio con l'affresco
cinquecentesco della Crocifissione nel cui fondale è riconoscibile
il borgo pontremolese.
Testo di Sara Bertocchi e Paolo Lapi della Biblioteca Comunale “C.
Cimati”
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