LA TRAGEDIA E LA GLORIA DI EDITH PIAF NELLA LETTURA TEATRALE DI CATHERINE SPAAK
26/01/2008
LA TRAGEDIA E LA GLORIA DI EDITH PIAF NELLA LETTURA TEATRALE DI CATHERINE SPAAK
Alla Rosa di Pontremoli è iniziata la prima stagione di prosa, promossa e organizzata dal Comune e dalla Fondazione Toscana Spettacolo. Una stagione “messa in scena” in poche settimane, con nomi di rilievo nazionale e internazionale, che ha dimostrato di incontrare l’interesse del pubblico locale che da anni attendeva un evento simile. L’aver venduto in pochi giorni i 230 abbonamenti disponibili lo dimostra, così come lo ha sottolineato la cornice del teatro che venerdì sera si è presentato riempito integralmente da un pubblico attento e soddisfatto.
Ad inaugurare la stagione, sul palcoscenico era Catherine Spaak, donna famosa dello spettacolo, che ha letto e interpretato testi da lei ricercati ed elaborati, che ricostruiscono la storia di Edith Piaf (1915-1963), un mito della canzone francese e mondiale, con la sua voce potente e cristallina. Fu detta il “passerotto”, era nata come per caso in una strada parigina, figlia di artisti girovaghi. Tutto provò la Piaf: miseria, malattia, soprattutto un’infinita solitudine, che l’approdo al successo e alla ricchezza, grazie al suo talento vocale ineguagliabile, non cancellarono mai. Il titolo del “Reading” teatrale Storie parallele è stato forse suggerito dalla definizione geometrica delle rette parallele, che giacciono sullo stesso piano ma non si incontrano mai.
Edith Piaf condusse una vita molto avventurosa, piena di comportamenti trasgressivi, potremmo dire scandalosa per la morale comune, benpensante. Bisognerebbe però imparare a non giudicare perché non sappiamo mai quali passioni e quali feroci tormenti una persona possa vivere nel concreto delle situazioni della vita. Dai testi composti dalla Spaak è emerso l’umano e bellissimo desiderio della Piaf di incontrare nella vita un vero, unico grande amore, capace di riempire l’esistenza, ma i tanti uomini incontrati non erano all’altezza, per lo più opportunisti o vacui, calcolatori senza contatto d’anima. Non poteva contare sul fascino fisico perché non era bella, i rapporti instaurati furono effimeri o stroncati tragicamente: vite e storie che non fecero mai contatto autentico, come appunto le rette parallele. Catherine Spaak, che ha avuto nella Piaf un punto di riferimento per far luce dentro i suoi “tormenti affettivi”, ha saputo calarsi in modo convincente, senza toni declamatori e in qualche momento perfino dimessi, nelle esperienze essenziali della vita e dell’arte di una donna che ha lasciato un’impronta fortissima nella canzone.
La bella serata si è conclusa nel foyer del teatro con un brindisi augurale offerto dall’Associazione Strada del vino di Colli di Candia e Lunigiana.
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