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Indagato quarantenne per aver scaricato da Internet video pedofili

27/05/2005

C’è anche un pontremolese nell’elenco dei 186 indagati, residenti in 16 regioni italiane, accusati di aver , che avevano per protagonisti bambini in tenerissima età. Per il momento non si conoscono ancora le generalità dell’indagato residente a Pontremoli, che potrebbe avere un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Sull’inchiesta, denomiata «Video prive», coordinata dal procuratore della Repubblica aggiunto di Siracusa, Giuseppe Toscano e dai sostituti Antonio Nicastro e Manuela Cavallo, c’è il più stretto riserbo. Le indagini, eseguite dal Nucleo investigativo telematico della Polizia postale, sono state avviate in seguito a denunce presentate dall’associazione Telefono Arcobaleno, presieduta da Giovanni Arena. E’ stato scoperto un sito Internet, non accessibile dai tradizionali motori di ricerca nel web, nel quale si poteva entrare solo con una password. Una volta dentro, si potevano scaricare filmati con bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, vittime di abusi sessuali e sevizie. Erano in grado di accedere al sito soltanto utenti ben «inseriti» nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Gli investigatori hanno attirato i pedofili in trappola aprendo un sito su un server italiano, estraneo all’inchiesta e che ha collaborato con gli investigatori, con la tecnica «mordi e fuggi» e pubblicizzandosi su una bacheca specializzata su un sito attivo in un paese orientale. Su un altro indirizzo web, della stessa aera geografica, era disponibile la password alfanumerica che permetteva l’accesso. Il sito «civetta» è rimasto in funzione soltanto nove giorni, per evitare di essere scoperto. Così è stato possibile identificare i protocolli identificativi degli utenti che potevano essere soltanto esperti del settore della pedopornografia. A conclusione di undici mesi di accertamenti del Nit, sono stati indagati tutti uomini di media età e di varie estrazioni sociali: 34 sono residenti in Lombardia, 22 in Veneto ed altrettanti nel Lazio, 17 in Piemonte, 13 in Emilia Romagna, 11 in Campania e Toscana, 10 in Sicilia ed altrettanti in Liguria, 8 in Trentino, 7 nelle Marche, 5 in Puglia,Friuli e Abruzzo, 4 in Calabria e 2 in Basilicata. Fra gli indagati anche tre sacerdoti, un assistente sociale, un vigile urbano, un sindaco e un assessore. Parole di sdegno e di condanna degli episodi incriminati, sono arrivate da più parti. «Orrore, sgomento e indignazione sono i sentimenti che prevalgono nell’apprendere questa notizia», il commento del presidente dell’Associazione docenti cattolici (Adc) Alberto Giannino.
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