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Nevicata storica per il mese di marzo

12/03/2005

Prevista, arrivata e anche in quantità superiore alle attese: la neve di giovedì 3 marzo 2005 in alta Lunigiana rimarrà nei fasti meteorologici locali. Un primato che sancisce il carattere deciso assunto dalle settimane finali dell’inverno, e che però è già ascrivibile al trimestre primaverile. La fioccata record è stata preceduta, come spesso accade, da un’ondata di gelo, capace di far scendere i termometri a valori molto bassi per la stagione: fino a –10°C/-12°C al primo mattino di mercoledì scorso nel fondovalle lunigianese, ma punte di –8°C/-9°C si sono avute anche nei centri abitati e –5°/-6°C lungo la costa apuana. Martedì, al contrario, era stato il giorno dalle condizioni atmosferiche più severe in montagna: fino a –18°C/-20°C sugli alti crinali appenninici, resi ancor più glaciali da un vento siberiano. Premesse che facevano supporre l’elevata probabilità di precipitazioni solide fino a bassissima quota.



I primi fiocchi si sono depositati in ore antelucane, verso le 4. La neve si è mantenuta incessante sull’alta Lunigiana, mentre in quella orientale, al mattino, è stata poco fitta e a tratti mista a pioggia. Nel pomeriggio si è intensificata anche nel Fivizzanese, che tuttavia è risultata la zona dove la coltre bianca si è innalzata più a fatica. Nella prima serata, intorno alle 18, a chiusura di quella che stava ormai trasformandosi in tormenta a motivo della ‘tramontana scura’ sempre più gagliarda, il manto misurava ben 52 cm a Pontremoli (dato ufficiale dell’osservatorio di Verdeno), 45 a Filattiera, 40 a Villafranca, 23 ad Aulla e 12 a Gragnola. Su Massa e Carrara la pioggia è scesa tutto il dì, come a Sarzana; solo a S. Stefano Magra una leggera imbiancata ha avuto la meglio sulla pioggia nelle ore pomeridiane.



È ben raro che all’esordio della primavera nevichi in questo modo, nel nostro clima, se non oltre i 500-600 m di quota.



Esistono precedenti, ma qua e là sono stati battuti dall’evento in esame. A Pontremoli si ebbe molta neve, in marzo, nel 1979: non raggiunse però il mezzo metro, attestandosi sui 40 cm. Tra l’altro, la neve fioccò senza tregua (era il 1° marzo) solo su Pontremoli e in parte a Scorcetoli, mentre nel resto del fondovalle, da Filattiera in giù e in tutta la Lunigiana orientale, piovve a dirotto. Qualcosa di simile potrebbe perciò rimontare a prima del 1890, epoca per la quale viene meno, oltre all’umana memoria, anche la disponibilità di qualsiasi dato nivometrico; l’unica eccezione è costituita da qualche antica cronaca, piena di iperboli e deliziosa a leggersi, ma in genere priva di riferimenti utili a stabilire una stima ragionevole e, di conseguenza, una classifica.



Ad Aulla la duplice nevicata del 9 e 11 marzo 1958 fu inconsueta, prossima ai 30 cm, e pertanto rimarrebbe suo il primato che le larghe falde del 3 marzo 2005 hanno cercato di contenderle. Si può evitare infine di parlare di eccezionalità nevosa nella Lunigiana orientale, dove, pur non conoscendolo in dattaglio, l’episodio citato del 1958 dovrebbe aver mantenuto la posizione sovrana.



Se questo ‘nevone’, da Villafranca in su, diviene dunque record marzolino, non sono poi molte neppure le nevicate autenticamente invernali (avvenute, cioè, in dicembre, gennaio o febbraio), che possono reggerne il confronto o vantare spessori ben più cospicui. Tra queste svetta, è ovvio, l’indimenticabile bufera del 13-14 gennaio 1985 (85 cm a Pontremoli, 65 ad Aulla e una ventina anche sulle spiagge apuane), la maggiore e sempre ricordata fra le diverse nevicate avvenute in quel mese leggendario, che vide un totale di neve caduta pari a 143 cm a Pontremoli e oltre due metri nelle frazioni.



In seconda posizione, ma qui il discorso si limita a Pontremoli - che tra i capoluoghi lunigianesi posti ad altitudine inferiore ai 500 m è la località più soggetta alla neve, e mostra una particolare sintonia con le più intense nevicate genovesi – seguono quasi ex aequo il magnifico S. Stefano 1970 (26-27 dicembre di quell’anno) e la superba faldonata del 10 febbraio 1978, entrambe dell’ordine dei 55 cm. Sia l’una che l’altra furono più modeste nel Fivizzanese, a conferma che, gli estremi confini del bacino del fiume Magra, presentano comportamenti anche diversi nell’ambito della medesima situazione atmosferica, e non solo in tema di nevicate. La terza posizione, con spessori simili al 3 marzo 2005, è riservata al bianco Natale degli anni 1938 e 1981: bianco perché il mezzo metro di neve resisteva parzialmente al suolo, dopo essere caduto nei giorni 19-20 dicembre 1938 e 21-22 dicembre 1981. Anche in queste occasioni il fenomeno fu di gran lunga notevole nell’estremo nord della provincia, mentre altrove caddero pochi cm o fu solo acqua, come ad Aulla nel 1981. Nessuna delle nevicate citate, ad eccezione di quella del 1985, interessò la riviera apuana, né le città di Massa e Carrara. Fu durante i rigidissimi, prolungati inverni del 1929, 1956 e 1963, che la neve imbiancò, in maniera non fugace, Piazza Aranci e Piazza Alberica: il grande rigore della stagione permise, come avvenne nel 1985, che durante le fasi più temperate la neve scendesse fino al livello del mare, attenuando le solite differenze tra area di costa e valli interne. Un fenomeno analogo, in tempi più recenti, si manifestò pure il 7-8 febbraio 1991, quando la neve si accumulò presso la costa per 20-25 cm, pochi di meno rispetto a quelli misurati in Val di Magra e al Passo della Cisa.

Nella foto di Massimo Pasquali, l'autostrada A15 chiusa per neve

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