Il trionfale falò bruciato dai fuochisti di S. Nicolò in onore di S. Antonio Abate, lunedì scorso sulla riva sinistra del fiume Magra, a sud del ponte Pompeo Spagnoli, si presta a tali e tanti commenti e considerazioni che riesce molto difficile ad un cronista che voglia mantenere un certo distacco cogliere il punto di attacco più appropriato, per la paura che, la stessa cronologia di presentazione degli elementi, possa risultare penalizzante per gli stessi. L’ordine alfabetico, se dichiarato, potrebbe risultare, forse, più neutrale e togliere l’imbarazzo di cui sopra. Proviamo allora ad elencare.
“A” come “ammazza che falò”. Quattro anni di spettacoli superbi non hanno impedito alla squadra di Angiolino di migliorarsi ulteriormente per offrire uno spettacolo indimenticabile.
“B” come “brivido”, quello offerto dai “bochi” che si sono aperti (si badi bene, non “caduti”) alla base dando nuova linfa e nuovo splendore al fuoco già superbo.
“E” come “esaltanti”, le fiamme che si sono sprigionate fin dall’accensione (perfetta) in un moto senza fine dai “bochi” che sembravano partecipare in modo cosciente a tutto quel tripudio.
“F” come “favoloso”: vedi titolo. Ma anche come “folla”; in una giornata feriale si è comunque radunato un grande pubblico sul ponte e negli immediati paraggi; la prospettiva delle case del rione che si affacciano sul fiume illuminate dai mille colori del fuoco ha completato lo spettacolo.
“I” come “insuperabili”, i fuochisti di San Nicolò. Qui il rischio è che si ripeta il paradosso di Zenone.
“P” come “perizia”, quella ancora una volta confermata da Angiolino e compagni, per la quale varrebbe la pena interessare l’Unione europea per il riconoscimento della DOP.
“S” come “sconsolati”, e non potrebbe essere altrimenti, gli storici avversari di San Geminiano, quest’anno ornati con copricapi rossi, via via resi sempre più scuri dallo sconforto.
“T” come “tempo”. Qualcuno potrebbe dire “fortuna” o anche di peggio. Sta di fatto che la serata di lunedì ha rappresentato con ogni probabilità il massimo delle condizioni favorevoli. Un freddo giusto per gennaio, ma senza un filo di vento ed un’alta pressione che faceva tirare anche il camino più restio. Se poi si aggiunge che martedì mattina Pontremoli si è svegliata sotto la pioggia…!
“U” come “urlanti”, quei pazzi scatenati che, senza limiti di età, si ritrovano sul ponte Spagnoli ogni anno per urlare la loro fiera appartenenza ad un rione; rito inspiegabile per chi sia nato oltre Mignegno o la SS. Annunziata, ma che, come ebbe a scrivere un noto cronista, supera nella sua inspiegabilità anche le pazzie del palio di Siena.
Per finire una annotazione da ricondurre a tutto l’alfabeto della tradizione, quella sana, che spinge ogni anno le opposte squadre a donare tempo e fatica alla raccolta e difesa dei “bochi”: qui il cronista si associa a “l.b.” nel dire un bravo a tutti.