


Il sobborgo dell'Annunziata, un chilometro a sud di Pontremoli, deve il proprio nome alla chiesa costruita alla fine del XV secolo nel luogo dove la tradizione vuole che nel 1470 la Vergine Maria sia apparsa più volte ad una giovinetta che custodiva un gregge.
Si racconta che le apparizioni avvenissero davanti ad un'immagine dell'Annunciazione affrescata su un'edicola di pietra nel bosco, lungo la strada che scendeva al ponte di Saliceto. Il numero sempre crescente di fedeli che accorrono nel luogo spinge, l'anno successivo, un medico, Princivalle Villani, a costruire una prima cappella per contenere l'immagine davanti alla quale erano avvenute le apparizioni.
La primitiva costruzione comincia ad essere meta di pellegrinaggi così numerosi da indurre, nel 1474, il Consiglio generale della città, a far costruire un monastero da affidare agli Agostiniani.
La consacrazione solenne avverrà nel 1524. La chiesa lascia intravedere le diverse concezioni costruttive dei due "maestri" che si sono succeduti nell'opera: Biagio da Firenze, portatore delle nuove idee rinascimentali e Martino da Lugano, ancora legato alla tradizione tardo gotica settentrionale. Dietro la facciata, che risale al 1558, l'interno si presenta in un'unica grande navata, con una scalinata in pietra che fa accedere all'abside incorniciata da costoloni d'arenaria. Da sottolineare, sopra la scalinata di accesso alla zona presbiteriale, la cantoria e l'organo.
Il visitatore che entra dal lato nord attraverso la porta che si affaccia sul borgo, è accolto da un'acquasantiera in marmo, finemente scolpita e datata 1543, mentre al centro della navata è il bel tempietto marmoreo ottagonale realizzato a Carrara alla metà del 1526. L'opera, estremamente complessa e che evidenzia il contributo di artisti diversi, è stata a lungo attribuita, almeno in alcune parti, a Jacopo Sansovino o ad un allievo del grande scultore romano, il Tribolo e, più in generale, ad artisti della sua scuola. Recenti attribuzioni vogliono che il complesso del tempietto sia stato comunque realizzato dalla bottega dello scultore carrarese Pietro Aprile. Di ottima fattura le statue che fanno da corona alla cupola e la lunetta raffigurante l'Annunciazione posta sopra l'entrata del tempietto.
Nella nicchia posteriore è la pregevole statua di S. Agostino, mentre ai due lati sono affrescate le figure di San Gerolamo e Sant’Ambrogio, oggi attribuite a Luca Cambiaso. All'interno, nascosto dietro l'altare cinquecentesco, è conservato l'affresco del XV secolo davanti al quale sarebbero avvenute le miracolose apparizioni. Sopra l'altare è invece posta una pala del Cambiaso raffigurante l' "Adorazione dei Magi" e datata 1558; la tavola ad olio era probabilmente un tutt'uno con la "lunetta" ora posta sopra la porta d'ingresso della sacrestia, subito a destra dell'ingresso principale; la lunetta raffigura infatti Dio Padre che benedice una scena sottostante. Sulla parete dietro il tempietto si può ammirare il bel polittico della Madonna e gli Evangelisti, realizzato nella seconda metà del XV secolo e a lungo attribuito prima a Giovanni Mazone, poi al pittore genovese Giacomo Serfolio; in realtà oggi la si ritiene opera di un non meglio precisato Maestro del’Annunciazione del Monte, con riferimento ad un analogo polittico conservato a Genova, nella chiesa di Nostra Signore del Monte appunto.
Le formelle raffigurano la Madonna in trono con il Bambino, i quattro evangelisti ai lati, le scene dell'Annunciazione e della Crocifissione in alto e gli Apostoli in basso. Il polittico era stato rubato e smembrato nelle varie tavole dispers, in seguito fortuitamente recuperate e ricollocate nell'attuale posizione. Oltrepassata la porta intarsiata che si apre sotto la lunetta del Cambiaso si accede alla sacrestia: le pareti del locale sono interamente occupate dai mobili intagliati da Frate Francesco Battaglia in otto anni di paziente lavoro ultimato nel 1656. I motivi floreali si accompagnano alle grandi colonne a spirale ricavate in un unico pezzo; in alto la raffigurazione del cuore trafitto, stemma degli Agostiniani.
Le pareti e la volta sono affrescate con il motivo geometrico della quadratura settecentesca da Francesco Natali, che tende a modificare la prospettiva spaziale del locale. Annesso alla chiesa è il convento, costruito assieme al grande santuario; si svolge in due chiostri affiancati: nonostante la sua realizzazione a cavallo tra Quattro e Cinquecento, risente di un'impostazione stilistica precedente.
Da notare le colonne monolitiche in arenaria, i capitelli di fogge differenti, i pesanti stipiti scolpiti di porte e finestre. Sul chiostro più interno si aprivano la sala del Capitolo (riconoscibile per il simbolo dell'agnello scolpito sull'architrave), la cucina, con il grande camino in pietra, ed il refettorio. Proprio in quest'ultima grande sala, utilizzata nella prima metà del secolo come sede di scuola elementare, i restauri hanno rinvenuto un affresco cinquecentesco, con "Crocifissione e Santi" di attribuzione incerta.