Dalla Piazza di sotto , passando per via Ricci Armani e attraverso il Ponte Nuovo , oggi chiamato dei “quattro Santi”, si giunge ai giardinetti che affiancano il Teatro della Rosa. Da qui si può salire alla Chiesa e Convento dei Cappuccini , costruiti alla metà del ‘600 e situati su un poggio sovrastante la ferrovia, da dove si gode una bella visione della Città . Giunti a Pontremoli nel 1578, i Padri Cappuccini ebbero il loro primo convento fuori della Porta di San Pietro, nella zona di S. Lazzaro. All'interno della chiesa, consacrata nel 1664, si trovano, sopra l'altare maggiore, la tela di Jacopo Ligozzi raffigurante la Vergine e Santi e, alle pareti laterali, alcune tele del '600/'700, tra cui quella della Vergine e S. Felice di Domenico Fiasella, detto "il Sarzana". Dai “Cappuccini”, chi lo desidera può compiere un'escursione attraverso dolci declivi e così raggiungere i paesi di Arzengio e Ceretoli da cui si può godere una bella vista di Pontremoli e della vallata.
Il Teatro dell'Accademia della Rosa , dal significativo motto “ Pungit et delectat ”, edificato nel 1739 da 25 famiglie nobili pontremolesi e inaugurato nel 1772 con i festeggiamenti di Carnevale, costituisce un tipico esempio di teatro settecentesco e risulta il più antico della Provincia apuana. Negli ultimi anni il Teatro e le sue Stanze sono stati oggetto di accurati restauri e ora ospitano una ricca stagione teatrale e altre manifestazioni culturali.
Uscendo dal teatro ci appare la Torre di Castelnuovo . Essa faceva parte, insieme al Castello del Piagnaro e alla Fortezza di Cazzaguerra, del sistema difensivo del borgo ed era posta a sentinella del ponte che aveva sostituito l'originario guado.
Accanto alla Torre e unito ad essa attraverso un'antica porta ogivale è situato l' Oratorio di Nostra Donna. Eretto, su progetto di G.B. Natali, sulle fondamenta del cinquecentesco Oratorio di S. Maria del Ponte distrutto, nel 1732, da una piena del fiume Magra. Terminato nel 1738 è caratterizzato da pianta ellittica e risulta il "frutto" più bello del “Barocco pontremolese”. All'interno si è affascinati dalle quadrature di G.B. Natali e del padre Francesco che morì durante i lavori, dagli affreschi di Sebastiano Galeotti, dai quattro altari impreziositi da quadri settecenteschi, tra cui l' Immacolata e il S. Carlo Borromeo di A. Gherardini, nonché dall'altare maggiore in marmo bianco di Carrara sovrastato da una nicchia al cui interno è posta la statua della Beata Vergine vestita in abiti settecenteschi.
Appena sopra è la Chiesa di Santa Cristina citata per la prima volta nel 1252 anche se di origine anteriore. Il presbiterio è affrescato da A. Contestabili e nelle navate laterali sono custoditi begli altari marmorei e la tela della Trasfigurazione di A. Gherardini.
Scendendo il vicolo di Santa Cristina proseguiamo sotto lo sguardo di vari palazzi barocchi, tra cui Palazzo Petrucci riconoscibile dalle statue michelangiolesche della facciata, Palazzo Negri dal fantastico giardino, Palazzo Damiani affrescato da N. Contestabili e Palazzo Malaspina , di stile neoclassico, costruito da Luigi Malaspina, ultimo marchese di Mulazzo. Decorato dai fantasiosi stucchi di P. Portugalli, questo edificio oggi è sede della Biblioteca Comunale “C. Cimati”, dell'Unitrè e della Biblioteca Nazionale Lions; sulla sua facciata spicca un cartiglio in cui è scritto il seguente motto “ Non dir di me se di te non sai, pensa di te che di me dirai” .
Due chiese si incontrano lungo questo tratto di strada: prima la Chiesa di San Giacomo del Campo , un tempo sede parrocchiale e oggi sede della Venerabile Confraternita della Misericordia, (la denominazione "del Campo" deriverebbe dalla famosa meta dei pellegrinaggi medievali San Jacopo de Campostela); poi il Monastero e la Chiesa di San Giacomo d'Altopascio che sorgono nel luogo in cui nel medioevo era l' hospitale dei Cavalieri del Tau d'Altopascio. L'edificio , nel 1508, venne trasformato in Monastero per monache agostiniane di clausura e, nel 1785, diventò Conservatorio femminile. La chiesa attuale, consacrata nel 1641, conserva, sull'altare maggiore, la pala di G. Bottani raffigurante l' Ascensione di Nostro Signore , mentre agli altari laterali, l'affresco della Madonna del Perpetuo Soccorso e una tela della Madonna con Bambino e Santi di scuola senese. Gli affreschi a quadratura sono opera di A. Contestabili.
Al termine del borgo è posta la Chiesa di S. Pietro edificata ex-novo nel luogo dove sorgeva l'antica prioria benedettina di S. Pietro de Conflentu , poi sede estiva del Vescovo di Bugnato, e distrutta nel 1944 dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. All'interno della chiesa è conservata una lastra in arenaria su cui è scolpito il labirinto sovrastato dalle figure enigmatiche di due cavalieri, risalente probabilmente al XII sec., testimonianza del passaggio dei pellegrini.
Continuando lungo la statale della Cisa, direzione La Spezia, prima di giungere al Borgo della SS. Annunziata , s'incontra la Chiesa dei S.S. Martino e Lazzaro, piccola chiesa romanica, posta presso il Groppus de Tabernula , guado medioevale lungo la Via Romea. L'intitolazione a S. Lazzaro deriva dal vicino lazzaretto medievale che era gestito dal Comune. Nel 1878, per allargare la strada, la chiesa fu ridimensionata, smontando e arretrando la facciata.
Proseguendo si giunge alla Chiesa e Convento della SS. Annunziata , complesso conventuale che ha il suo fulcro in un affresco quattrocentesco rappresentante l' Annunciazione presso il quale la Madonna è apparsa più volte ad una pastorella nel dicembre del 1470. Nell'anno successivo, visto il concorso di fedeli, il medico pontremolese Princivalle Villani fece costruire una cappella attorno all'originario tabernacolo. Nel 1474 il Consiglio Generale di Pontremoli, con l'approvazione del duca Galeazzo Maria Sforza, deliberò la costruzione di un convento da affidarsi agli Agostiniani. Nella costruzione del complesso si avvicendarono il maestro Biagio da Firenze, a cui si deve l'impostazione di stile rinascimentale, e il maestro Martino da Lugano, che vi ha sovrapposto la propria opera ancora legata allo stile gotico. I lavori principali vennero eseguiti tra il 1474 e il 1480, ma continuarono anche negli anni seguenti e, solo nel 1524, la chiesa venne consacrata dal Vescovo di Bugnato. La facciata fu ultimata nel 1558.
La chiesa è a una sola navata con abside rialzata e due ampie cappelle laterali. Al centro del grande vano è collocato, quale “custode” della venerata effigie, un tempietto marmoreo ottagonale realizzato tra il 1524 e il 1527 e attribuito tradizionalmente a J. Sansovino, anche se la critica più recente dubita dell'intervento diretto del Maestro. All'interno del tempietto, sopra l'altare, la pala dell' Adorazione dei Magi di L. Cambiaso, a cui appartengono gli affreschi esterni e anche la lunetta con il Padre Eterno benedicente , oggi posta sulla porta della sacrestia. Quest'ultima, a cui si accede attraverso un piccolo vestibolo, risulta una spettacolare opera secentesca di falegnameria eseguita da frate Francesco Battaglia da Mignegno. Tra gli altri tesori che si possono contemplare in questa chiesa ricordiamo le quadrature di F. Natali e la cancellata quattrocentesca, in ferro battuto, della cappella di S. Nicola da Tolentino, il polittico della Madonna in trono ed Evangelisti di scuola genovese del '400 e la tela della Madonna e Santi di B. Tisi detto “il Garofalo”. Da non dimenticare i due chiostri rinascimentali del Convento (oggi sede dell'Archivio di Stato e della Fondazione “Città del libro”), la Sala Capitolare e il refettorio con l'affresco cinquecentesco della Crocifissione nel cui fondale è riconoscibile il borgo pontremolese.
Testo di Sara Bertocchi e Paolo Lapi della Biblioteca Comunale “C. Cimati”