Partendo da Pontremoli e percorrendo la strada provinciale del Bratello si giunge a Traverde, piccolo paese situato a cavallo del crinale del monte Molinatico. La sua antichità è testimoniata dai resti delle mura perimetrali della vecchia chiesa dei S.S. Giacomo e Filippo di stile lombardo del XII secolo, utilizzate oggi come perimetro del cimitero. Addossata al suo lato orientale, si trova una cappella (Oratorio di S. Maria Bianca) contenente una serie di affreschi quattrocenteschi di scuola lombarda. Poco prima di Grondola, lasciando la provinciale, attraverso un sentiero tra i campi, si giunge all’Oratorio della Madonna di Montemese, la cui festa, l’ultima domenica di luglio, è occasione di ritrovo per gli emigrati. Ritornati sulla provinciale si arriva a Grondola, paese importante nel passato per la sua posizione strategica e per il suo castello, i cui ruderi, ancora oggi sorvegliano, arroccati su un poggio solitario, gli antichi tracciati delle vie del Borgallo e del Bratello. Proprio per la sua importanza nel controllo viario, il castrum Grundulae, nei secoli XII e XIII, fu oggetto di lotte tra Pontremolesi, Parmigiani, Piacentini e Malaspina, e fu motivo di interesse, anche, per Federico II. Giungere al castello, quindi, significa non solo fare un viaggio nella storia, ma anche porsi nel cuore della Valle del Verde e poter, così, ammirare uno splendido panorama. Proseguendo lungo la provinciale del Bratello si incontrano i due paesi di Braia e Bratto, oggi quasi disabitati, ma nei secoli passati famosi per la produzione di mobili e di utensili di legno e per la lavorazione della pietra. I due piccoli centri, stretti attorno alle rispettive chiese di S. Michele e di S. Giorgio, conservano costruzioni rustiche che ricordano strutture proprie della fascia subalpina. Continuando si arriva al Passo del Bratello (m.953) da cui è possibile raggiungere, attraverso una strada sterrata, prima la Croce di Ferro (m.1173) e, poi, la sommità del monte Molinatico (m.1549 s.l.m.). Dal Passo è possibile raggiungere con due strade diverse i paesi di Guinadi e di S. Lorenzo. Tornando, invece, a Grondola attraverso una strada recentemente asfaltata, si giunge al Borgallo, centro nato, alla fine del secolo scorso, con la costruzione della ferrovia. Vi si trova la stazione ferroviaria Grondola-Guinadi, posta all’imbocco della galleria del Borgallo, nota per lo scoppio di gas, verificatosi, durante la sua realizzazione, il 7 aprile 1893, in cui persero la vita tredici persone. Qui, ai piedi del grande muraglione della ferrovia è la confluenza tra i torrenti Verde e Verdesina. Scendendo verso Pontremoli, si possono ammirare altre due opere di ingegneria civile: l’ottocentesco “Ponte Grande” della ferrovia e il ponte dell’autostrada A15, uno dei più grandi d’Europa con i suoi piloni che raggiungono i 150 metri d’altezza.
Salendo, invece, dal Borgallo, dopo alcuni tornanti si arriva a Guinadi, lungo paese che apre l’alta Valle del Verde. All’inizio del paese l’antico tracciato della via del Bratello si incontra con quello della via del Borgallo, mentre al suo centro è posto il piccolo e grazioso Oratorio di S. Rocco fondato nel 1616. In cima al paese un gruppo di case denominate ancora oggi “il castello”, ricordano la presenza di un luogo di difesa. Attraverso diversi sentieri è possibile raggiungere i Passi del Bratello (m.953) e del Borgallo (m.1025). Seguendo, invece, la strada provinciale, superata Baselica, si giunge ad un ponte presso il quale ci si imbatte in una bellissima cascata formata dal Verde. Nelle vicinanze scorre un ruscello che serviva a muovere le pale delle macine di pietra di uno dei tanti mulini della zona, utilizzati, un tempo, per ridurre le castagne in farina, alimento base di queste popolazioni. Altri elementi propri del paesaggio di queste vallate sono le cascine, un tempo usate nel periodo primaverile ed estivo, e le maestà, immagini sacre costituenti piccoli luoghi della fede. Percorrendo i tanti sentieri che in queste vallate si intrecciano all'ombra di boschi di castagni, cerri e faggi, ci si trova immersi in un vero "paradiso" dei frutti del sottobosco e si raggiunge, così, nel silenzio della natura, un piacevole rilassamento. Lungo il percorso verso Cervara, al centro di un castagneto, in località Campiglia, si trovano i ruderi di una piccola chiesa, che la tradizione vuole la più antica della vallata. Cervara è circondata da folti boschi che, secondo alcuni, avrebbero dato il nome al paese. È stata sede di un ospedale dedicato a S. Maria, la cui facciata è caratterizzata dai facion: sculture comuni a tutta la Lunigiana che rappresentano teste umane e svolgono una funzione apotropaica. Superata la chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giorgio, e proseguendo lungo una strada sterrata, si giunge al Lago Verde, incastonato in prati e in boschi di faggio, a un’altitudine di oltre mille metri, meta di escursioni e gare di pesca. Nelle vicinanze il suggestivo villaggio in pietra di Farfarà. Da Cervara è possibile proseguire per lo Zerasco, oppure scendere a Pontremoli passando per la strada comunale che conduce alle frazioni di Prà del Prete e di Barca da cui si ha un panorama completo della Val di Magra e del crinale appenninico: dall’Orsaro al Marmagna, dal monte Aquila al Sillara, sino alle bianche Alpi Apuane. Scendendo verso Pontremoli lungo la strada comunale, si raggiunge la provinciale che costeggia il corso del Verde fino all’abitato di Casa Corvi da cui tre sono i percorsi possibili: verso Vignola, verso Bassone e verso Dozzano. Vignola è nota per la Pieve di S. Pancrazio, ricordata per la prima volta nel 1148 e che stendeva la sua giurisdizione fino al borgotarese. La chiesa, nonostante abbia subito nei secoli vari restauri, conserva l’antico impianto romanico a tre navate e, di recente, è stata rinvenuta un’abside laterale protoromanica. Si racconta che sotto l’altare di S. Croce vi sia murata un’ara pagana. Il culto di S. Croce sarebbe, infatti, da legarsi alla cristianizzazione del territorio. La sera del 2 maggio, precedente la festa di S. Croce, al termine dei vespri, viene acceso un grande falò in cui, un tempo, venivano bruciati i pipin, statuette lignee che, secondo la tradizione, rappresenterebbero gli idoli pagani bruciati dalla popolazione quando si convertì al cristianesimo. L’abitato di Bassone, collocato in un’ampia costa, è formato da diverse frazioni e in località Belvedere era posto un antico castello citato nel diploma di Federico I al Marchese Obizzo Malaspina.
Risalendo da Casa Corvi si raggiunge la frazione di Dozzano e si entra così nella Valle del Gordana. Anche questo paese è formato da vari casolari sparsi, tra cui Scorano, in cui si trova la Villa Pavesi-Negri dal grazioso giardino “all’italiana” popolato di statue, con belvedere e ninfeo. Scendendo nella Valunga e risalendo il corso del torrente Gordana, si giunge ai suggestivi Stretti di Giaredo, dove il torrente scorre tra due ripide pareti di diaspri rossi e verdi che in passato furono utilizzati per realizzare alcuni altari delle chiese pontremolesi. Nei pressi di Giaredo, lungo la strada che si snoda verso S. Cristoforo, è situata Cavezzana Gordana con la sua antica Chiesa di S. Maria Assunta. Gruppi di case sparse costituiscono il paese di San Cristoforo, collocato sulla destra del Gordana; qui, nel 1948 è stata rinvenuta la più settentrionale tra le Statue Stele della Lunigiana, nonché una delle più antiche. Il percorso si inerpica attraverso la valle per giungere ad Arzelato, centro abbarbicato sul dorso di uno sperone del Monte Rotondo e da qui si gode una splendida vista sui paesi del fondovalle. La chiesa del luogo è dedicata a S. Michele Arcangelo: si racconta che qui il giorno della ricorrenza un gran numero di formiche con le ali venissero a morire sul tetto della chiesa. Scendendo verso Pontremoli, si giunge alla Pieve di Saliceto anticamente nota come Pieve dei S.S. Ippolito e Cassiano di Urceola e ultimamente oggetto di scavi archeologici. Nella zona intorno alla Pieve è diffusa la devozione a Santa Petronilla, protettrice contro la tosse, in particolare quella dei bambini. Un tempo, questa festa richiamava dalle vicine vallate numerosi pellegrini, che qui portavano i bambini ammalati, affinché fosse impartita loro la benedizione della Santa. Non lontano, dirimpetto al fiume Magra, tra i torrenti Gordana e Teglia, si distende Oppilo, in mezzo a declivi ornati di vigneti che producono uno dei vini più pregiati della Lunigiana. Riprendendo la provinciale si giunge, dopo la nuova zona industriale di Novoleto, al paese di Teglia, contraddistinto dal campanile di foggia romanica. Al di sopra di un ansa dell’omonimo torrente è posta la settecentesca Villa Pavesi affrescata da G.B. Natali e A. Contestabili.