L’antica Apua

L’ipotesi che Pontremoli corrisponda alla leggendaria Apua, capitale dei Liguri Apuani, è assai fondata e già la tradizione umanistica aveva avanzato questa ipotesi. Gli Apuani una volta sconfitti dai Romani, furono deportati nel Sannio, perché con la loro guerriglia impedivano alle Legioni l’occupazione del territorio circostante. Una parte però riuscì a sfuggire, rimanendo nascosta nei folti boschi e nelle impervie valli. Secondo fondate ipotesi i resti dell’antica Apua sarebbero stati riconosciuti nei secoli passati, nei pressi della frazione di Belvedere di Saliceto lungo il corso del fiume Magra, a circa 3 chilometri dal centro della città. Nella ricerca sull’antica Apua bisogna tener presente che gli antichi Liguri con un nome indicavano una comunità un insieme di paesi (vedi Zeri o altri luoghi della Liguria).

Età antica

I primi insediamenti nella zona risalgano ad un migliaio di anni avanti Cristo. In epoca romana la città era conosciuta con il nome di Apua ed era abitata dai Liguri Apuani. Questo è ancora il termine latino per Pontremoli, da cui il nome della diocesi Apuana.

Età medievale

Nell’alto medioevo fu soggetta fin dall’epoca longobarda all’abbazia di San Colombano. Carlo Magno nel 774 donerà anche la selva di Montelungo all’abate di Bobbio assieme ai territori di Moneglia, che diverrà porto marittimo del feudo monastico.

Nel Medioevo la città crebbe notevolmente in relazione all’antica via Francigena che attraversava l’intera Lunigiana e transitava per Pons Tremulus in direzione Passo della Cisa. Nell’itinerario di Sigerico, la città rappresentava la XXXI tappa, ed era definita dall’arcivescovo di Canterbury Pontremel.

Il comune divenne una repubblica indipendente tra il XII ed il XIII secolo, favorito dalla configurazione montuosa del territorio circostante.

Per Alpem Bardonis Tusciam ingressus, si diceva già nell’Alto Medioevo di chi passava dalla «Porta di Toscana»: così definirono i Longobardi la regione di Luni e tale la indicò anche il grande imperatore Federico II, che visitò più volte Pontremoli e, nel febbraio del 1249, proveniente da Cremona, si trascinava appresso in catene Pier delle Vigne, il fido consigliere caduto in disgrazia e protagonista del magnifico Canto XIII dell’Inferno. Proprio in Pontremoli, «in platea ecclesie Sancti Geminiani» (Piazzetta S. Gemignano) lo fece crudelmente accecare.

La sua collocazione strategica fece di Pontremoli l’obiettivo di numerose conquiste da parte di signori italiani o stranieri. Passò sotto il dominio di diverse famiglie aristocratiche, fra cui quella dei Malaspina (nel 1319) e quella degli Antelminelli (nel 1322). All’inizio del XIV secolo la rivalità tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini culminò con la costruzione del grande campanile per separare i campi dei contendenti. Proprio in queste epoche medioevali Pontremoli vide spesso il transito dei pellegrini diretti da Canterbury verso Roma.

Nel 1331 Pontremoli fu venduta da Giovanni I di Boemia a Mastino II della Scala, signore di Verona, e successivamente (nel 1339) passò ai Visconti di Milano. Nel 1404 la proprietà del borgo passò invece alla famiglia Fieschi di Genova, per ritornare poi nel 1433 di nuovo sotto il controllo dei milanesi.

Età moderna

Nel 1495 Pontremoli venne saccheggiata dalle truppe di Carlo VIII di Francia, mentre il territorio era formalmente sotto il controllo degli Sforza, i nuovi signori di Milano; il saccheggio avvenne prima della battaglia di Fornovo; traccia di questo evento è la targa -recentemente affissa- presente ai piedi del campanile della vicina frazione di Mignegno.

Come altre aree dell’Italia settentrionale, anche Pontremoli divenne un territorio francese tra il 1508 ed il 1522. Nel 1526 il paese venne conquistato dall’imperatore Carlo V. Fu quindi controllato dalla Spagna, di cui Carlo e suoi discendenti diretti erano sovrani, fino al 1647, allorquando venne acquistata dalla Repubblica di Genova. Tre anni dopo, Pontremoli passò a far parte del Granducato di Toscana. Rimase in questa condizione (eccetto un periodo di controllo francese dal 1805 al 1814) sino al 1847. Con le riforme Leopoldine, Pontremoli nel 1777 divenne una comunità autonoma (sebbene sempre all’interno del Granducato di Toscana), e nel 1778 divenne ufficialmente una città. L’intera zona venne gravemente danneggiata da un terremoto nel 1834.

Nel 1847 Pontremoli e il suo territorio venne annesso al ducato di Parma in attuazione del trattato di Firenze del 28 novembre 1844 dove rimase fino all’unità d’Italia.

fonte: Wikipedia.org